Differenza di genere, uno scivolone che ci porta indietro di cent’anni.

In questo periodo di primarie, gazebarie, lifting mediatici e riesumazioni di fantasmi politici, le sfacciate dichiarazioni di molti candidati alle prossime Elezioni Amministrative si sprecano e, purtroppo, intossicano l’aria da Milano a Roma, fino a Napoli, portando – a discapito dei diretti interessati – la campagna elettorale verso temi sociali e civili che forse non si sarebbero aspettati di affrontare.

Normalmente non amo commentare il dibattito politico, mi sono reso conto che farlo significa scendere sullo stesso piano di retorica e qualunquismo proprio della maggior parte dei politici. Le voci che si levano dal popolo, siano esse di condanna o di supporto a questo o a quel candidato, altro non sono che una eco di discorsi già fatti, di retorica, di luoghi comuni, di frasi fatte. Chiamatele come volete, a me non piacciono.

Anche se la politica ha, ormai da decenni, abbandonato la strada del buon gusto e della dialettica decente, lanciandosi a capofitto nella scia luccicante delle campagne elettorali americane fatte di dollari e coltellate, uno degli aspetti a mio parere più interessanti emersi in Italia in questi giorni è l’aver svelato una faccia ipocrita e falsa che va a minare lo sviluppo culturale e sociale del nostro Paese.

Mi riferisco alle parole pronunciate dal sedicente candidato del centrodestra per il Campidoglio, Guido Bertolaso, verso Giorgia Meloni, nella sua personale lotta fratricida per la poltrona di Sindaco di Roma.

Tralascio le considerazioni sui temi che Bertolaso ha portato in primo piano per la gestione della Capitale (le buche stradali, gli arredi urbani, ecc.), probabilmente l’ex capo della Protezione Civile, impegnato nella costruzione di ospedali in giro per l’Africa, non ha ben capito quali siano i reali problemi di una Roma indolentecorrotta, mafiosa e socialmente degradata e preferisce cominciare dai giardini. Ognuno ha il suo metodo.

Bertolaso stavolta mi ha illuminato, e con me credo un bel numero di italiani. Si, il suo intervento sul ruolo delle donne, relegandole in pratica ad accudire la casa e la famiglia, sono state goffamente dissimulate poi con ipocrite quanto anacronistiche affermazioni, frutto di una cultura maschilista e ottusa che eravamo convinti aver relegato ad un passato ormai lontano. Invece no, quel modo di pensare ci ha seguito e ce lo ritroviamo ancora in casa: “una donna deve fare la mamma e occuparsi della famiglia”.

Le quote rosa (che personalmente non condivido per vari motivi), i diritti per le donne e le leggi sulle pari opportunità alla fine hanno prodotto solo questo? Io non credo, penso ci sia una gran parte di persone che vivono nel presente, ripudiando uno status di genere retaggio di un passato che oggi condanniamo nelle culture arabe, additandole come medievali. Non è che noi ci siamo evoluti molto se, anche per un momento, anche a fronte di un lapsus, ci tornano in bocca certe parole, segno che certi concetti non si sono in realtà mai cancellati col fuoco dell’ignoranza.

Mettiamocelo bene in testa, è con la cultura che si superano le barriere, non con le leggi.


Clicca qui se vuoi leggere (e ascoltare) L’intervento di Bertolaso a Radio24 e il commento di Maria Piera Ceci


Un commento del giornalista e blogger Claudio Messora

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