I Casamonica in TV. Solo lo stolto guarda il dito

Ieri, sfogliando le pagine virtuali dei vari media italiani, una delle notizie che campeggiava in bella mostra era l’indignazione generale nata della partecipazione alla puntata di Porta a Porta in onda martedì scorso, di alcuni componenti del Clan Casamonica. Ovviamente questi erano stati invitati, non è che si fossero imbucati come ad una festicciola estiva.

Hanno esposto i loro bei faccioni alle finestre serali degli italiani, da quel palco che normalmente offre alla cultura sopraffini consigli di chirurgia estetica, diete, un po’ di gossip, qualche politico di passaggio e tanta, tanta chiacchiera da bar.

Ora, premetto che io – e ringrazio Mamma RAI per questo – non ho la possibilità di vedere i programmi italiani neppure online, vivendo all’estero la maggior parte del tempo non posso accedere agli strepitosi palinsesti di Viale Mazzini. Ovvio quindi che non possa esprimere un parere sul tenore della puntata dell’altra sera, sulla sua conduzione, sui contenuti esposti da questo o quell’altro ospite. Mi limito quindi alla notizia, al suo impatto e alla reazione scaturita.

Andiamo con ordine. Il 20 agosto scorso, in un tranquillo quartiere capitolino, si è svolto il funerale di Vittorio Casamonica, a capo di una delle famiglie più tristemente note nel panorama del malaffare italiano: gente che è presente pure su Wikipedia, mica noccioline! E voi, quando ci siete mai stati su Wikipedia? Insomma, per essere presenti sulle pagine della più diffusa enciclopedia online, dovete averne fatte di cose.

Pare che – citando da Wikipedia – la famiglia si dedichi con profitto, da oltre una quarantina d’anni, ad attività quali: estorsione, traffico di droga, corruzione, racket, riciclaggio di denaro, prostituzione, appalti, usura, scommesse sportive, omicidio, furto, rapina, gioco d’azzardo.

Nel novero delle loro frequentazioni e sodalizi, sono presenti la Banda della Magliana, la ‘Ndrangheta, il Clan dei casalesi (tralascio il mondo della politica, per questioni di spazio). Un bel ventaglio di buoni affari e ottime conoscenze, non c’è che dire. Il resto della storia della famiglia lo lascio nelle mani della vostra curiosità, basta digitare su un qualsiasi motore di ricerca per non annoiarsi.

Ora, non è che voglia difendere la “terza Camera” italiana – leggi Porta a Porta -, ma mi viene un dubbio sul valore di questa notizia, nel panorama disastroso della cronaca italiana.

Forse è vero, può essere stato “inopportuno” offrire un palcoscenico pubblico a certa gente, in molti lo hanno pensato e in troppi lo hanno detto. Ma il buffo – o grottesco – è che tra quelli che lo hanno strillato forte, dal loro pulpito privilegiato, ho potuto contare solo politici, amministratori pubblici e tutta quella gente che nel pentolone del malaffare e della corruzione ci nuota da una vita. Mica tutta cattiva gente o delinquenti, sia chiaro, molti galleggiano in questo trogolo spinti solo dalla corrente – politica -, da opportunismo o inettitudine. Mi è però difficile distinguere, da troppi anni a questa parte, tra chi ruba e chi regge il sacco, nel panorama politico-sociale italiano. Questo è un mio limite, lo so.

Mi sono imbattuto per caso in un articolo di un anno fa della testata online Giornalettismo, vi consiglio di dargli un’occhiata, tanto per farvi un’idea della situazione nel solo meridione italiano: la mappa dei Clan in Campania, Calabria e Sicilia, aggiornata al secondo semestre 2013. Una specie di Guida Michelin della delinquenza italiana, nella quale si riportano con precisione nomi, zone, mandamenti e famiglie, tutto frutto del lavoro investigativo della D.I.A.

Se faccio un conto sommario di quanta gente, collegata a quelle mappe e a quei nomi, opera sul territorio nel settore della delinquenza, mi vien da ridere a pensare ai nostri poveri poliziotti e carabinieri di quartiere: me li immagino come cowboy che affrontano una stretta gola in territorio indiano. Carne da macello.

Senza divagare oltre, in un argomento del quale si può solo scrivere l’inizio, ripenso quindi alla malcelata ipocrisia di certi strilloni, capaci solo di gridare allo scandalo tanto per dissimulare il loro doloso immobilismo, talvolta la loro evidente connivenza, senza dubbio la loro lampante inettitudine.

Da un lato quindi si condanna l’aver mostrato – sebbene coi modi tipici dello show televisivo – una realtà di pubblico dominio, dall’altro questa realtà scomoda la si vuole maneggiar con cura, cercando di renderla evanescente. E così abbiamo già dimenticato che la delinquenza capitolina ha potuto sfilare indisturbata per le strade di Roma, stringendo sodalizi alla luce del sole d’agosto, alla faccia di una legalità che nessuno sembra in grado di difendere.

Finirà tutto come sempre, in una bolla di sapone e quattro titoli strillati sui giornali.

© MASSIMO BIDETTI. RIPRODUZIONE VIETATA, TUTTI I DIRITTI RISERVATI.

Articolo letto 789 volte


Ti piace questo articolo? CondividiloShare on Facebook4Share on Google+0Share on LinkedIn0Tweet about this on TwitterEmail this to someone

Rispondi