Partire è un po’ morire. E tornare?

Un vecchio adagio recita così, proprio come il titolo di questo post: “Partire è un po’ morire”. Ma il rientro, mi chiedo io, non può essere altrettanto doloroso?

Sono appena tornato da un reportage in Guatemala, dieci giorni trascorsi tra villaggi poverissimi costruiti col fango e la disperazione, in una continua lotta per la sopravvivenza e la fame. L’idea di partire, seguendo un impulso intimo di ricerca o forse riscoperta, era nata alcuni mesi fa, quando ho avuto modo di conoscere il lavoro di un’associazione spagnola che si occupa di portare aiuti nelle zone rurali di quello che è uno dei Paesi più poveri del Centro America.

Preparativi fatti di progettazione, programmi, itinerari, raccolta di fondi e aiuti: tutto era pronto per affrontare il lavoro. Al tempo stesso una grande attesa s’impossessava di me giorno dopo giorno, fatta di dubbi profondi, di incertezze su cosa avrei potuto trovare in quel buco nero dove mi sarei proiettato, armato di macchina fotografica e taccuino. Continue reading