Nuovi miti e falsi eroi

Probabilmente in pochi ricorderanno la serie televisiva degli anni ’80 Ralf Supermaxieroe, in cui un normalissimo insegnante americano riceveva dagli extraterrestri un costume dotato di superpoteri.

Il super-professore per imparare ad usarlo si cimentava in rocamboleschi tentativi, dando vita in realtà ad un super-imbranato. Era una parodia del supereroe perfetto, bello e intrepido che dalla nascita di Superman in poi ha sempre affollato l’immaginario collettivo.

Tutto questo riguarda il passato e i ricordi di ragazzini ormai quarantenni. Ma veniamo ai giorni nostri, seguendo un filo che ci porta dalla finzione alla realtà.

Ascoltando uno dei vari TG di ieri la mia attenzione è stata colpita da una notizia, un particolare che ha toccato una qualche corda invisibile del mio inconscio: il “pilota eroe” – come lo definivano in ordine sparso Il Corriere della Sera, l’ANSA, RaiNews24, solo per citarne alcuni -, ovvero il comandante del volo Germanwings schiantatosi due settimane fa, impegnato nell’estremo tentativo di riprendere i comandi dell’aereo ed evitare il disastro.

Apparentemente la notizia poteva sembrare l’ennesimo tentativo di mantenere alta la soglia d’attenzione del pubblico, ormai assopita dopo un ragionevole lasso di tempo trascorso a metabolizzare il dolore di quel tragico evento.

Ma c’era qualcosa che mi ronzava dentro, che cercava di uscire in qualche modo, di questa breve notizia. Poi l’ho afferrata.

Dal Vocabolario Treccani:

eròe s. m. [dal lat. heros –ōis, gr. ρως]. –

1. Nella mitologia di varî popoli primitivi, essere semidivino al quale si attribuiscono gesta prodigiose e meriti eccezionali; presso gli antichi, gli eroi erano in genere o dèi decaduti alla condizione umana per il prevalere di altre divinità, o uomini ascesi a divinità in virtù di particolarissimi meriti.

2. estens.

a. Nel linguaggio com., chi, in imprese guerresche o di altro genere, dà prova di grande valore e coraggio affrontando gravi pericoli e compiendo azioni straordinarie. Con uso antifrastico, di persona pavida: è proprio un vero e.; che e.!che bell’eroe!; e per litote, non essere un e., avere doti normali (o anche limitate) di coraggio e di abnegazione. Talora è usato come agg.: un popolo eroe.

b. Chi dà prova di grande abnegazione e di spirito di sacrificio per un nobile ideale: edella fededella libertàdella scienzagli edella carità.

c. Protagonista, personaggio principale di un poema, di un dramma e simile

d. Usi estens. e fig.: l’edi un’impresa, chi ne ha avuto la parte principale; l’edel giorno, la persona che, in un breve periodo di tempo, fa più parlare di sé; scherz., l’edella festadella serata, chi fa la più cospicua figura; eda palcoscenicoedi cartapestaeda operette, che si atteggia ad eroe senza esserlo.

A ben vedere, tra le varie descrizioni del significato di eroe, non ne ho trovata nemmeno una che potesse indossare il pilota deceduto.

Ormai nella nostra società, in cui le sole cose che contano e che sono “vere” ce le propinano i media – e in questo calderone ci inserisco pure i social network – la figura dell’Eroe – quello autentico – è assolutamente scomparsa, non fa proprio parte della nostra cultura, almeno generazionale. E visto che l’uomo, per sua natura, ha sempre bisogno di modelli di riferimento a cui ispirarsi, ecco che il mondo dell’informazione tende a creare tutta una selva di piccoli eroi della porta accanto, fatta però di persone normalissime a cui, pur senza nessun gesto significativo, viene calzato il costume del temerario personaggio che a rischio della vita compie atti spettacolari per salvare questo o quello.

La realtà è ben altra cosa.

Senza nulla togliere al coraggio e alla memoria del povero comandante del volo Germanwings, sinceramente, da quello che si può evincere dall’analisi dei fatti – la sola scatola nera -, costui non ha fatto altro che picchiare furiosamente contro la porta chiusa del cockpit, nell’umano tentativo di evitare la morte. Nessuno può sapere se in fondo era animato dall’istinto di autoconservazione o da un atto di coraggio, con la consapevolezza di salvare un carico di vite umane. Sta di fatto che ad oggi – ieri – è già diventato un eroe. Non un supereroe, neppure un supermaxieroe, semplicemente un eroe.

In questa società assolutamente individualista, tutta tesa al profitto e alla sopravvivenza del singolo, si tende a trovare l’eccezionalità anche lì dove non c’è.

Con tutto il rispetto per questo comandante e soprattutto per l’uomo che vestiva quella divisa, non mi par proprio che abbia compiuto alcun atto eroico.

L’eroismo, a mio parere, dovrebbe essere cercato altrove, scovato tra le piega di un’umanità assolutamente comune, fatta di gesti piccoli ma significativi, nei quali il sacrificio è dettato dalla consapevolezza del gesto, ma anche dall’istinto di un’umanità sempre più appannata.

Salvo d’Aquisto è un eroe; Michele Trombello – l’ uomo che, per salvare un bambino, non ci ha pensato un attimo a gettarsi tra le braccia della morte, rimanendo schiacciato da una gru – è un eroe; Cheikh Sarr, giovane senegalese che si è tuffato in mare per salvare un turista italiano morendo annegato, è un eroe; Dragan Cigan, cittadino bosniaco annegato dopo aver salvato due bambini, è un eroe; il 21enne ivoriano Augustin Affi, che ha perso la vita tra le onde del ravennate, dopo aver strappato alla furia del mare due bambini, è un eroe.

Se ne potrebbe riempire un libro intero, con nomi e gesti eroici di gente comune, che per istinto o per scelta razionale, hanno dato la propria vita per salvare il prossimo. Questo è eroismo.

Invece a loro è destinato solo un piccolo spazio sul giornale locale, forse un veloce accenno sul TG nazionale, ma niente più. Non fa notizia.

Eppure è lì che dovremmo cercare gli eroi, tra la gente comune che abbiamo intorno a noi e che fa cose eccezionali, non sui giornali. Quelli sono solo nuovi miti, per creare falsi eroi.

© MASSIMO BIDETTI. RIPRODUZIONE VIETATA, TUTTI I DIRITTI RISERVATI.

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