Il peso dei morti

Kenya, 2 aprile 2015, secondo il calendario Gregoriano: una data triste, non solo per il Paese centroafricano, ma per tutta l’umanità che popola – spesso indegnamente – questo mondo fatto di divisioni, più ideologiche che geopolitiche.

Qualche migliaio di chilometri più a nord, nella bella e tranquilla Svizzera, i “grandi” di tutto il Pianeta stanno discutendo un accordo che impedisca al nemico dello stato d’Israele – l’Iran degli ayatollah – di produrre armi atomiche.

Il Grande Fratello punta i riflettori su Losanna e la soluzione attesa da giorni di trattative e compromessi. Sembra che il mondo intero tenga il fiato sospeso, come per l’allunaggio di Armstrong.

Ma quest’ansia è tutta occidentale, tutta frutto di interessi tesi a ristabilire un primato di autorità dell’asse USA-Israele, anche se a Gerusalemme non piace molto l’accordo partorito.

Netanyahu avrebbe preferito che la comunità internazionale annientasse la sovranità nazionale dell’Iran, rendendolo un paese addomesticato dall’impossibilità di ogni movimento incontrollabile dall’intelligence occidentale. Stavolta dovrà accontentarsi.

Proprio nelle ore conclusive della trattativa, nel sud del mondo si stava consumando un dramma di proporzioni enormi, una vera “pulizia etnica” perpetrata ai danni di giovani studenti universitari, con la sola colpa di essere cristiani.

Un gruppo di miliziani del movimento terroristico islamista Al Shebab – operante nella galassia di Al Quaeda, dopo aver fatto irruzione all’interno del campus universitario di Garissa, in territorio keniota a ridosso del confine somalo, ha trucidato con lucida e fredda selezione 147 giovani studenti.

Questo sterminio di massa non è altro che l’ennesimo atto inumano di fazioni estremiste operanti in quelle zone del continente africano. Boko Haram – un altro simpatico gruppo di allegri terroristi impuniti – ha annientato interi villaggi, con migliaia di cadaveri decapitati, tra donne e bambini.

La comunità internazionale – come sempre – sta alla finestra, a guardare cosa succede al piano di sotto, senza troppo preoccuparsi di questi genocidi: finchè se ne stanno a casa loro, tutto è sotto controllo.

Tre mesi fa sembrava che tutto il mondo fosse “Charlie”, i Capi di Stato occidentali erano stretti in perfetta parata mediatica per le strade di Parigi, sulle note della Marsigliese, per dimostrare a tutti la loro presa di posizione contro il terrorismo, contro la disumanità di atti che non si sarebbero dovuti mai più ripetere, in nessuna parte del mondo. Forse avevano omesso “occidentale” nei loro proclami, che tanto piacciono a chi è già pronto a erigere barricate davanti a casa.

Erano 17 morti francesi allora, che al cambio attuale del cinico e disumano rapporto nord-sud del mondo, non raggiungono i 147 giovani morti kenioti, neppure gli oltre 2000 morti nigeriani per mano di Boko Haram.

Strana la contabilità tenuta dall’occidente, nei calcoli tra bene e male.

Se pensiamo davvero di poter contrastare così i flussi di disperati che arrivano sulle nostre coste, semplicemente stando a guardare e barricandoci in casa puntando fucili alle finestre, siamo davvero un’umanità che non merita di popolare questo pianeta.

Buona Pasqua a tutti, buoni e cattivi.

© MASSIMO BIDETTI. RIPRODUZIONE VIETATA, TUTTI I DIRITTI RISERVATI.


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One thought on “Il peso dei morti

  1. Quello che sta succedendo in Africa, direi da cinquant’anni, è purtroppo la prova della visione politica europea: c’è un mondo di serie B, che vale solo per il petrolio, il land grabbing, i giacimenti minerari, stterelli del cazzo che valgono solo quando decidono di schierarsi con i ‘buoni’ per essere poi scaricati dopo tante belle parole di encomio.
    Da noi i potentati multinazionali esercitano il loro strapotere nello schiacciamento delle classi medie, nell’acquisto dell’informazione o ricattando i media tramite l’acquisto di considerevoli spazi pubblicitari.
    Lì, invece, lo esercitano finanziando tutte le bande, quelle che ammazzano la gente. Migliaia di morti. Tanto è Africa. Sono incivili, che glie ne frega alla gente se dei negracci s’ammazzano tra loro?
    L’importante è che non vengano a farlo qui.
    Se lo fanno qui c’è la manifestazione con tutti i leader mondiali.
    Che dimostrassero a Nairobi o a Lagos.
    Questa Europa di farisei,
    – le compagnie minerarie e petrolifere che operano in Africa sono tutte inglesi, francesi e canadesi, e (marginalmente) italiane (Libia) gli americani c’entrano poco negli affari d’Africa, molto di più i cinesi.
    L’ Europa accusava gli americani di poliziottismo globale .
    Eppure è l’America, con l’amministrazione Obama, a essere in controtendenza: dal salario minimo al welfare all’accordo con l’Iran e con Cuba, passando dall’uccisione di Bin Laden, questa amministrazione americana ci sta dicendo: ‘Fine dei mostri, BASTA!’.
    E questi mostri che sono in giro, non puzzano d’America, puzzano d’Europa. Inedia o complotto è difficile dirlo, ma questa è la big picture e ognuno tragga le sue conclusioni.

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