I morti che servono all’occidente

C’è voluto l’ennesimo carico di disperati, inghiottiti dal mare nel canale di Sicilia, per registrare una proposta decente da parte della politica italiana nella lotta contro il traffico umano tra l’Africa e l’Europa.

Quasi un migliaio di morti in un colpo solo, per destare l’attenzione generale e mostrare la cruda realtà, come uno schiaffo ricevuto nel dormiveglia.

Eppure di morti, in quel braccio di mare che divide il nord e il sud del mondo, ce ne sono stati molti di più, nei decenni di traversate disperate su gusci di noce in balìa delle onde.

Ieri, in una riunione straordinaria indetta dal presidente del Consiglio, le illuminate capocce della politica e delle forze armate nostrane hanno partorito l’idea di un’operazione di polizia internazionale che agisca direttamente sul territorio. Un operazione di terra quindi, che vedrebbe impegnate – dietro mandato di Bruxelles e forse dell’ONU – il nostro Esercito, la Marina Militare e l’Aeronautica, in cooperazione con gli altri Stati europei.

Tutto questo per controllare, direttamente all’origine, le rotte dei migranti e stroncare così il traffico umano verso l’Europa.

Mi pare una proposta assolutamente ragionevole, anzi mi meraviglio quasi che abbiano preso il coraggio a due mani per ipotizzare di mettere piede al di là del canale di Sicilia.

Ma erano davvero necessari migliaia di morti – perlopiù poveri disgraziati, checché ne dica una certa politica intransigente – per rendersi conto di questa realtà scomoda?

Si, perché di una realtà scomoda si tratta, altrimenti si sarebbero presi provvedimenti già da un pezzo. Invece adesso, con l’ombra lunga di un terrorismo integralista che si stende fino alle nostre coste, abbiamo preso il pretesto dei morti per trovare una strada “legale” di mettere gli scarponi sul suolo africano.

Così, dietro una facciata rispettabile di umanità, l’Europa potrebbe davvero raggiungere l’obbiettivo di combattere, lontano da casa, la guerra ai terroristi. Perché, diciamocelo sinceramente, agli Stati europei mica importa poi molto se migliaia di disperati provenienti dal pozzo profondo del mondo, si rovesciano in mare e alimentano la fauna mediterranea. No, questo è un problema secondario, un problema di rispettabilità politica, mica di umana cooperazione.

Già ben prima che s’instaurassero gli incappucciati dell’ISIS sul territorio libico si sapeva che la polizia locale gestiva – direttamente o indirettamente – questo traffico umano, ci sono dichiarazioni, interviste, servizi giornalistici al riguardo. E allora perché proprio ora? Cos’è cambiato da sabato notte?

Nelle informative dei nostri servizi segreti in Libia ci saranno pur state relazioni che allertavano sui flussi in arrivo, sulla collusione del governo libico con le bande di trafficanti, sulle procedure e i luoghi di  partenza. Ormai con un satellite riescono a vederti dentro il giardino di casa, stento a credere che qualcosa su quelle coste possa essere sfuggito al Grande Fratello.

Eppure si aspettava il momento giusto, il pretesto per suonare la carica. Alla fine è arrivato.

Ora vedremo cosa ne pensano gli altri Paesi europei, che oggi si riuniscono a Bruxelles per discutere di misure straordinarie per affrontare il problema.

I morti sono morti, e questi ultimi del fine settimana offrono alla spietata politica occidentale il pretesto per andare molto più in là, spingendosi oltre i propri confini, verso uno Stato che minaccia di invaderci a suon di bombe in casa nostra.

Ci voleva proprio questo per svegliare l’Europa della politica: la paura del terrore e il pretesto di un’umanità fasulla. Vedremo com andrà a finire.

© MASSIMO BIDETTI. RIPRODUZIONE VIETATA, TUTTI I DIRITTI RISERVATI.

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