Danni collaterali

La settimana scorsa si è saputo ufficialmente che gli Stati Uniti, durante un raid condotto nel nord del Pakistan il 15 gennaio scorso con l’uso di un drone  – l’obiettivo era una struttura dove risultavano presenti alcuni estremisti di Al Qaeda -, avrebbero “per errore” ucciso due ostaggi civili che si trovavano lì dentro: l’italiano Giovanni Lo Porto e l’americano Warren Weinstein.

Apriti cielo! Un susseguirsi di notizie, di comunicati ufficiali, di resoconti giornalistici e ricostruzioni ufficiose, ma nessuna smentita o tentativo di tenere un basso profilo: il presidente Obama in persona ha dichiarato al mondo intero cosa era accaduto.

In Italia la notizia è rimbalzata come una palla impazzita, finendo doverosamente sul tavolo del Governo e, inevitabilmente, nel flipper dell’indignazione popolare, acquisendo ad ogni rimbalzo maggior forza e spinta.

E’ stata innegabilmente una tragedia, una di quelle cose brutte e schifose che solo la guerra sa produrre così bene.

Questo errore operativo va inserito nell’ampio catalogo dei “danni collaterali”, quelle cose che non sono davvero volute, ma che nell’economia di un conflitto o di un’azione di forza posso accadere.

Capisco il dolore dei congiunti del povero Lo Porto e di Warren Weinstein, e non posso che prender parte alla loro tragedia: è una cosa assurda essere presi, non nel mezzo di un conflitto in cui fischiano proiettili, ma dentro la voragine di un missile, risucchiati e polverizzati in una frazione di secondo ad opera di una lucida pianificazione “amica”.

Troppo poco ci soffermiamo però a riflettere su questa tragedia assurda, vedendo solo ciò che ci colpisce da vicino, e lasciando al caso i contorni impalpabili di un dramma molto più vasto. Il valore di una vita si assottiglia, si sfilaccia e si perde nel vento della guerra, come la bandiera che riveste le migliaia di morti assurde di un gesto altrettanto assurdo: “danni collaterali” li chiamano.

Ebbene, stavolta è capitato a noi – che la guerra la viviamo su internet – e non alle tante famiglie mutilate, annientate dal dolore di tragedie che si succedono al ritmo incalzante del quotidiano, ad ogni latitudine dove si spara e si pretende di portare ordine e pace con “azioni chirurgiche”: i danni collaterali fanno sempre pendere il piatto della bilancia verso un debito di civiltà e di umanità.

Navighiamo nel mare dell’ipocrisia dei nostri gesti, atroci quanto il peso delle parole asettiche per definire un morto, e che non ci fa indignare più di tanto se un missile risucchia “per errore” interi quartieri di civili o donne e bambini spazzati via tra i banchi di un mercato.

Non esiste guerra intelligente, non esisterà mai: la guerra è stupida, per definizione. Purtroppo solo quando i morti vestono i nostri stessi panni, ci rendiamo conto di quanto faccia schifo.

Quasi mai il fine giustifica i mezzi, nella conta degli innocenti.

© MASSIMO BIDETTI. RIPRODUZIONE VIETATA, TUTTI I DIRITTI RISERVATI.

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