L’editoria e il segreto del successo

Una pratica ben nota nel mondo dell’editoria è quella di non pagare il materiale che viene pubblicato.

Si, avete capito bene, una bella fetta di ciò che vedete sui giornali – quotidiani e periodici – è assoluta speculazione del lavoro di professionisti preparati che vengono rapinati del frutto del loro impegno quotidiano.

Qualche volta in maniera subdola, altre volte con metodi più schietti, sta di fatto che il mondo dell’editoria già da molti anni si è dato una regola di condotta tutta sua, stabilendo che un servizio (fotografico o di testo) può essere o meno retribuito, a suo insindacabile giudizio.

Non è una cosa nuova, mi è capitato molte volte, sia di avere a che fare con editori che non pagano ma te lo dicono prima, sia con editori che non pagano e te lo dicono dopo.

E’ una specie di roulette russa, dove non sai mai quando partirà il colpo. Sta di fatto che la pistola è rivolta sempre alla tempia dei giornalisti, mai degli editori.

Qualche mese fa mi è capitato di inviare la bozza di un servizio ad una rivista, un bel lavoro fotografico subacqueo corredato da un ampio testo.

Onde evitare una noiosa querela per diffamazione, chiamerò la testata con un nome di fantasia, diciamo “Il Sommozzatore“.

Come da prassi, ho inviato un abstract del testo, con una selezione di fotografie in bassa risoluzione con watermark apposto, per proporre il mio lavoro.

Dopo appena un’ora ho ricevuto una mail di risposta, eccola qui sotto.

Proposta servizio Alla ca del Direttore

Incuriosito dalla fatto che il mio servizio non rientrasse nella categoria dei servizi “retribuiti”, ho prontamente risposto chiedendo di essere illuminato al riguardo.

Proposta servizio Alla ca del Direttore

Problemi coi server di posta elettronica, filtri spam troppo restrittivi, o una semplice innocente dimenticanza, sta di fatto che non ho ricevuto alcuna replica.

Dopo qualche settimana ci ho riprovato, sicuro della buona fede del signor D.C. (ometto il nome, sempre per i soliti noiosi problemi di querele e robe varie)

Proposta servizio Alla ca del Direttore

Anche stavolta le mie speranze di svelare il mistero sui servizi retribuiti da “Il Sommozzatore” sono svanite come una bolla d’aria che raggiunge la superficie.

Strano, eppure ho sempre pensato fosse una pubblicazione seria, “Il Sommozzatore“. E’ rimasta una delle poche testate ancora disponibili, dopo che la crisi ha decimato il panorama editoriale del settore subacqueo.

Oltretutto non vedo che problema ci possa essere a rispondere con una semplice mail di chiarimento.

Ma ecco l’illuminazione.

Dopo vari mesi di notti insonni e quotidiane cervellotiche supposizioni, ecco che la luce mi ha indicato la via della verità.

Questo è il vero segreto del successo, il nuovo metodo per rimanere a galla – proprio come i sugheri e gli stronzi espulsi fuoribordo – in un mondo di gente perbene, di rispetto e sfigati che ancora hanno una morale. Non pagare il lavoro. Semplice.

E basta con tutti questi professionisti che pretendono di essere retribuiti, basta con le fatture, i bonifici. Diciamo basta a chi pretende di essere pagato per aver fatto il suo lavoro. In questo mondo nuovo nel quale siamo tutti proiettati come sassi da una fionda, chi ancora pretende una remunerazione per il suo operato è un dinosauro, un uomo che non comprende la via dello sviluppo economico, che ancora è attaccato a certe antiche convinzioni.

Il volontariato è il futuro – e il presente – del mercato del lavoro. Quel sistema secondo il quale chi comanda guadagna, chi lavora si opera caritatevolmente per il benessere della civiltà, per lo sviluppo della conoscenza. Gratuitamente, ma con l’estrema gratificazione di aver contribuito ad un supremo sviluppo sociale. Ora mi è tutto chiaro.

A questo punto non mi resta che ringraziare il sig. D.C. – e Il Sommozzatore – per essere stato il mio mentore in questo percorso di illuminazione.

Da oggi, ogni volta che sfoglierò le pagine colorate de Il Sommozzatore, leggendo gli articoli e ammirando le belle foto, saprò che ci sono tanti altri volontari – come me – che si adoperano per il progresso.

Buona lettura.


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3 thoughts on “L’editoria e il segreto del successo

  1. magnifico, Max
    pensavo che in Italia, solo la subacquea soffrisse di questa malattia:
    “Non ci sono soldi, l’industria in crisi. Blablabla…”
    L’Italia è il Paese dove le emergenze durano cinquant’anni e comunque c’è sempre chi resta a galla o addirittura si arricchisce invece di chiudere battenti e dedicarsi ad altro. Tornando da queste parti, che frequento il meno possibile, ho trovato non offensivo, ma assolutamente ridicolo sentirmi offrire meno della tariffa dei giornalisti in Egitto, quando avevano voglia di pagarmi, ovvio, e non mi chiedevano di ‘farmi conoscere’ o della tariffa dei traduttori in Egitto, quando non ricorrevano a Google translator… vogliamo dirlo qual’è lo stipendio medio egiziano e qual’è il costo della vita in Egitto? No, non mi sono sentito offeso, ho riso loro in faccia. Possibilmente ho fato delle battute stronze. Ma sicuramente hanno trovato qualche vittima, magari meno nota. durano di più. Gratis può andare bene se devi pubblicizzare qualcosa di specifico.
    Fior di quotidiani, anche ben orientati, di quelli che si battono per il popolo, amico caro… vogliono il gratis
    E’ una grande vetrina, ti dicono.
    Quei cattivoni brutti e marci degli svizzeri e degli inglesi, invece, non ci provano mai a non pagarti. Mai. Sono peggio degli egiziani: ti pagano in valuta decente e non in pounds. Ti pagano tutti più di quanto ti pagherebbe una testata italiana.
    Sai, l’ho sempre odiato quest’adagio sul quale (suppongo) si basi l’intero sistema sociale e giudiziario italiano riguardo al reato d truffa: ‘ se t’hanno fregato così facilmente è anche un po’ colpa tua!’. Essere dei fessi comporta, in Italia, una sorta di concorso di colpa. Questo è il concetto. L’ho sempre odiato, detestato. Non puoi fare della coglioneria una colpa. Ma davanti a certe cose… ci avevano proprio ragione!

    1. Caro Claudio,
      io continuo a pagare – ormai da quindici anni – l’iscrizione all’Ordine dei Giornalisti. Quando vivevo e lavoravo in Italia ero iscritto anche alla FNSI (Federazione Nazionale della Stampa Italiana), il sindacato unitario di categoria.
      Esistono listini professionali, codici deontologici, uffici di consulenza, organi di pseudo-tutela degli iscritti e robe varie che solo il nome ti fa immaginare una cosa seria. Poi ci vivi, in questa realtà editoriale “de noantri” e ti rendi conto che l’Italia sta al tempo della pietra.
      Tutto questo non si limita al solo ambito editoriale, purtroppo, ma si estende a macchia d’olio ad ogni comparto economico della nostra Repubblica delle Banane.
      Manca il rispetto, fondamentalmente.
      Il rispetto come concetto assoluto di una società civile. Che sia il lavoro o i rapporti sociali, in Italia al rispetto si preferisce la pseudo-furbizia – che ti lascia la palo nei confronti dei paesi esteri – di quelli che pur di galleggiare sono disposti a calpestare i diritti e le regole di una società civile.
      L’Italia è un paese meraviglioso, sono gli italiani che ne fanno un buco nero della morale.

      1. Manca il rispetto! Basterebbe solo questo: manca il rispetto, nel fare la fila al supermercato come al casello dell’autostrada. Ma quanti se ne rendono conto?
        E che noia vivere in paesi beceri dove invece c’è rispetto su tutto. Che noia! che scelta borghese di bassa lega!

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