Il pessimo giornalismo che piace tanto

Tutto ha un limite, una soglia invalicabile oltre la quale è bene non andare, per non sprofondare nel baratro di un’ipocrisia becera che non ha niente a che vedere con umanità, giustizia e patriottismo.

Questa soglia invece ieri sera, seduto sul divano di casa, l’ho vista frantumarsi in mille pezzi.

L’edizione speciale di Porta a Porta, in collaborazione col TG1, ha dato una spallata alla barriera tra umanità e sensazionalismo, tra notizia e morbosa curiosità, tra buon giornalismo e pessimo resoconto di un fatto orribile.

Per oltre un’ora l’unico titolo che appariva in studio, alle spalle di un Bruno Vespa accalorato dagli eventi, era la morte di 4 italiani, poi saliti a 5 nel corso del programma.

Uno speciale quasi interamente dedicato ai soli connazionali coinvolti nell’attacco terroristico di ieri al museo Bardo di Tunisi. Ma i morti sono stati ben più di 5.

Questa mattina sui giornali il conto delle vittime è arrivato a ben 22 persone: turisti di varie nazionalità e un paio di cittadini tunisini. Tra questi, anche 4 italiani uccisi (notizie ufficiali).

E allora mi domando, dov’erano finiti i morti senza passaporto italiano, per il conduttore di Porta a Porta?

Il sensazionalismo, la lucida decisione di coinvolgere i “vicini di casa” per aumentare quell’empatia verso chi ha subito – direttamente o indirettamente – un evento così efferato e privo di umanità, hanno trasformato una trasmissione di approfondimento in un grottesco teatrino nel quale Vespa e i giornalisti rilanciavano sui numeri, discutevano se le vittime fossero di Torino o di Novara, andando inevitabilmente a scavare senza ritegno nel dolore di un popolo affamato di notizia, ma al quale veniva proposto un solo piatto.

Il giornalismo fatto così, quello che vede solo entro i confini del proprio piccolo orticello di provincia mi disgusta, non solo lo trovo assolutamente inutile e carente di informazione – quella su cui si dovrebbe fondare il lavoro di chi racconta – ma lo inserisco nell’archivio delle cose brutte, cattive, negative della nostra professione.

Audience. Lo spettacolo mediatico della notizia che più è macabra e ci coinvolge per spirito di bandiera, più ha successo.

Si raccontano storie per come l’opinione pubblica le vuol sentire. Si restringe la visuale degli eventi per asservire i gusti – spesso macabri e morbosi – di chi legge, vede, ascolta.

No, questo non è il giornalismo, questo è solo un ignorante modo di servire una realtà limitata, preconfezionata e di facile vendita, come la merce sul banco di un mercato di paese.

Io credo, sono convinto, che l’opinione pubblica si formi attraverso un racconto chiaro, completo, ampio, approfondito, lontano da sensazionalismi a tutti i costi.

Il giornalismo non deve piegarsi agli istinti primordiali dell’animo umano, il giornalismo vero deve educare, pur lasciando l’individualità della libera opinione e del dissenso, ma senza la ricerca spasmodica di colpire col sangue, meglio se quello versato da chi ci è più vicino.

Il dolore non ha confini, non ha patria, non ha bandiera. E la notizia non deve averne.

© MASSIMO BIDETTI. RIPRODUZIONE VIETATA, TUTTI I DIRITTI RISERVATI


Ti piace questo articolo? CondividiloShare on Facebook
Facebook
0Share on Google+
Google+
0Share on LinkedIn
Linkedin
Tweet about this on Twitter
Twitter
Email this to someone
email

Rispondi