Viaggi Sicuri, una riflessione su Sharm & dintorni

sharm-el-sheikh_2475584bQualche giorno fa ho ricevuto su faccialibro l’invito a firmare una petizione. Si trattava della richiesta, da inoltrare alla Farnesina, della revoca dello “sconsiglio” (o “warning”) a viaggiare verso alcune destinazioni turistiche delle coste egiziane. A promuoverla, i residenti italiani nella zona del Sud Sinai.

L’indicazione del Ministero degli Esteri Italiano, come si può leggere sul sito ViaggiareSicuri.it, riguarda tutto l’Egitto, con una nota a favore delle località turistiche come Sharm el Sheikh e la zona delle coste meridionali del paese, considerate abbastanza sicure, a patto di rispettare alcune indicazioni, e di non avventurarsi in escursioni fai-da-te. In sostanza: andate pure nei resort di Sharm, Marsa Alaam e altre belle località del Mar Rosso, ma non allontanatevi troppo dai villaggi, e sempre con l’assistenza del Tour Operator che vi ha venduto il pacchetto vacanza.

Ora, io capisco benissimo la posizione di chi in Egitto ci vive e ci lavora (o vorrebbe farlo, vista la situazione), avendoci vissuto per molti anni, ma mi domando se non sia il caso di ragionarci sopra, prima di fare certe richieste.

Mi preme innanzi tutto precisare che io a Sharm ci andrei subito, e senza alcuna paura. Così elimino immediatamente una buona parte di commenti riguardo la mia presunta distorta visione della sicurezza da quelle parti.

Mi sorge però un dubbio: sarà veramente distorta la visione della situazione che hanno i media (e le Istituzioni), anche nelle tranquille località turistiche egiziane, oppure l’ostinata presa di posizione dei molti difensori della “sicurezza totale” su quelle coste non è altro che il frutto di una umanissima diversa sensibilità nell’analisi della realtà, quando ci si vive dentro?

Ripenso a quando camminavo di notte per le strade del centro di Firenze, sapevo benissimo che l’apparenza sonnacchiosa della mia città celava una realtà spesso diversa, e che ero proprio io a raccontare, con le mie fotografie, sulle edizioni dei quotidiani del giorno dopo. Eppure per me quello era il posto più tranquillo e sicuro al mondo, dove niente e nessuno poteva disturbarmi. Questo mi è successo sempre anche a Roma, e poi a Sharm el Sheikh, dove ho vissuto anni. Una sensazione di tranquillità mi si plasmava addosso come una corazza impenetrabile, e tutto poteva accadere, ma non lì, e non a me.

E quindi a questo punto il dubbio è svanito, lasciando il posto ad una visione delle cose un po’ più distaccata, e disincantata.

A riot police officer fires rubber bullets at members of the Muslim Brotherhood and supporters of ousted Egyptian President Mohamed Mursi in Cairo

L’Egitto è una grande polveriera, politicamente strategica, che ha sempre fatto da ponte tra l’occidente e il medio-oriente, spesso da cuscinetto tra culture contrapposte e fazioni in guerra (Palestina-Israele). Ma non possiamo dimenticarci che proprio in questo Egitto, fatto di rapporti sorridenti e pacche sulle spalle con i vari inquilini della Casa Bianca, sono attivi molti campi di addestramento dei terroristi di Al Qaeda, si scavano tunnel per il passaggio delle armi ai gruppi palestinesi, e ci si sta avvicinando sempre più ad un modello di Stato Islamista.

L’Egitto ha avuto la sua chance rivoluzionaria (voluta, ideata, manipolata e gestita da chi, non è argomento di questo articolo, e ne ho già scritto), poi contro-rivoluzionaria, e adesso vedremo dove vogliono andrà a finire. Sicuramente per noi non sarà più un bel posto dove vivere.

Le ultime notizie: 50 morti durante le manifestazioni di ieri al Cairo; oggi un’autobomba è esplosa nel cortile interno della sede della Sicurezza di Stato a El Tur, la capitale del Sud Sinai, a meno di 100km da Sharm el Sheikh. Occorre precisare che nello stesso palazzo di El Tur, è presente l’ufficio passaporti, dove ogni cittadino straniero residente deve recarsi per ottenere il visto di soggiorno egiziano.

Come può la Farnesina non sconsigliare i cittadini italiani dall’andare in un paese dove continuano a verificarsi, quasi quotidianamente, atti terroristici del genere, e dove le forze dell’ordine e i servizi di intelligence non riescono a garantire la sicurezza neppure in quelle aree ritenute da tutti (gli stessi che ci vivono) “sicure”, come le zone turistiche?

Io credo che sia un atto doveroso quello della Farnesina, nei confronti della sicurezza dei cittadini italiani. In fondo non impedisce a nessuno di partire, ma non può certo favorire l’incremento di un flusso turistico, in una zona potenzialmente pericolosa.

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