Immigrati, verso l’Isola che non c’è

image24Sale a oltre 200 il conto delle vittime della sciagura nelle acque di Lampedusa, che dalla scorsa settimana monopolizza l’attenzione dell’opinione pubblica italiana ed europea.

Tra indignazione popolare, esternazioni politiche di circostanza e cordoglio generale, sembra quasi che le colpe dell’accaduto siano ricadute come un fardello ignobile sulle spalle dell’Europa, e dell’Italia in prima battuta, che dei confini comunitari (quando fa comodo) pare sia responsabile del controllo, dimenticando velocemente il comportamento dei nostri vicini d’oltralpe, che giusto qualche anno fa avevano bloccato la frontiera, al flusso proveniente dall’Italia.

Minuti di silenzio, lutto nazionale, bandiere a mezz’asta, accuse trasversali e cittadinanze elargite post-mortem, in previsione magari di prossime elezioni (la dichiarazione del premier Letta arrivava giusto a ridosso della crisi di Governo, quando tra Quirinale e palazzo Chigi si tremava, alla possibilità di una nuova tornata elettorale). Tutto, nello spettacolare carrozzone della media-politica europea è incentrato sull’argomento immigrazione.

Ho fatto una ricerca online, tra i siti di informazione dell’area africa e medio-oriente e non ho riscontrato una eco mediatica analoga, in quei paesi dai quali sono partiti questi flussi migratori. Addirittura su alcune testate la notizia non è neppure passata, o solo come un lancio d’agenzia. Nessuno dei paesi dai quali questi uomini e donne erano partiti che si senta responsabile. Niente approfondimenti, inchieste, commenti politici. Niente minuti di silenzio, niente lutto nazionale, niente cordoglio delle istituzioni. Solo apparente indifferenza, senza alcuna partecipazione popolare. Solo centinaia di morti, come apolidi.

Sarà una scelta politica, la volontà di rinnegare il proprio popolo che fugge verso quell’occidente spesso odiato, o un diverso valore che viene dato alla vita, da certe culture?

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