L’Europa ci controlla. Ma chi controlla l’Europa?

L’Europa ha trovato nell’Italia un ottimo capro espiatorio per addebitare la responsabilità del futuro incerto di una crisi globale che investe trasversalmente tutti gli Stati membri.

Ma chi dice che è l’Italia la pecora nera che si deve spingere fuori dall’ovile per sacrificarla sull’altare della buona politica economica comunitaria?

Cominciamo a domandarci quanto costano le Istituzioni sovranazionali (EU) e come sono stati spesi i soldi di tutti i cittadini europei in questi anni.

Se è vero che in Italia una politica sconsiderata e assolutamente non lungimirante, che mirava solo a far cassa per portare a casa una manciata di voti, ha fallito miseramente – come nel resto del vecchio continente -, meriterebbe dare un’occhiata in giro, e vedere come sono stai mal spesi – per interessi che meriterebbero un approfondimento – i tanti finanziamenti elargiti ai paesi del sud del mondo.

In Egitto un fiume di miliardi di euro sono stati stanziati dalla Comunità Europea per opere e progetti (egiziani) che non hanno mai visto la luce. Dove sono andati a finire questi soldi sottratti alle tasche dei cittadini europei, e come ne è stato controllato l’uso?

Nel sud del Sinai, nella zona più popolosa di Sharm el Sheikh,  l’Europa ha finanziato il progetto per la realizzazione di una discarica. Questo progetto non è mai stato realizzato, ma l’Egitto i soldi li ha già intascati.

Nella cittadina di Sharm el Sheikh gli ignari europei hanno finanziato i cassonetti per la raccolta dei rifiuti (lo sapevate che erano soldi nostri?), che dopo pochi mesi dalla loro posa erano già inservibili.

Come può l’Europa assurgersi a virtuoso e imparziale arbitro senza dare il buon esempio?

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