Egitto: tra l’incudine e il martello

Appena chiuse le urne del secondo turno elettorale in Egitto – che hanno visto una netta vittoria del blocco islamista, con un 75% di consensi popolari – il paese è piombato nuovamente nel caos e nella violenza di strada.

L’esercito picchia duro sui manifestanti, col risultato di una decina di morti e varie centinaia di feriti tra i civili.

Gli egiziani pensavano di aver incassato un successo pieno nel processo di transizione post rivoluzione e invece si trovano nuovamente in piazza, tra lacrimogeni e proiettili.

Le elezioni stanno regalando una vittoria netta ai partiti di area isalmista (40% ai Fratelli Musulmani e 35% agli integralisti salafiti) mentre la giunta militare al potere non ne vuole sapere di cedere le armi. Continue reading

L’Europa ci controlla. Ma chi controlla l’Europa?

L’Europa ha trovato nell’Italia un ottimo capro espiatorio per addebitare la responsabilità del futuro incerto di una crisi globale che investe trasversalmente tutti gli Stati membri.

Ma chi dice che è l’Italia la pecora nera che si deve spingere fuori dall’ovile per sacrificarla sull’altare della buona politica economica comunitaria?

Cominciamo a domandarci quanto costano le Istituzioni sovranazionali (EU) e come sono stati spesi i soldi di tutti i cittadini europei in questi anni.

Se è vero che in Italia una politica sconsiderata e assolutamente non lungimirante, che mirava solo a far cassa per portare a casa una manciata di voti, ha fallito miseramente – come nel resto del vecchio continente -, meriterebbe dare un’occhiata in giro, e vedere come sono stai mal spesi – per interessi che meriterebbero un approfondimento – i tanti finanziamenti elargiti ai paesi del sud del mondo.

In Egitto un fiume di miliardi di euro sono stati stanziati dalla Comunità Europea per opere e progetti (egiziani) che non hanno mai visto la luce. Dove sono andati a finire questi soldi sottratti alle tasche dei cittadini europei, e come ne è stato controllato l’uso?

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Il futuro della “Primavera araba” in Egitto

Le previsioni per il futuro del pluralismo democratico dopo la “primavera araba” sono deludenti.

Ad un sano pluralismo ideologico si preferisce una linea intransigente ed un ritorno al passato, spesso neppure mai vissuto in certi paesi.

L’Egitto (e gli egiziani) credono di essere al via con le prime elezioni “democratiche” della loro storia, ma si illudono soltanto di essere liberi di scegliere, in un panorama geopolitico incerto e pieno di condizionamenti ideologici radicali.