Proprio una bella democrazia

Quando sono arrivato in Egitto, deciso a trasferirmi a vivere sulle rive del Mar Rosso, non avrei mai immaginato che la storia di questa convivenza tra popoli e culture diverse (quella occidentale e quella locale) avrebbe avuto un epilogo così triste.

Era il 2005 e sbarcavo da un aereo coi miei bagagli di sogni e speranze. Sogni per quello che avevo percepito nei miei brevi soggiorni qui e speranze per un nuovo inizio della mia vita, un capitolo nuovo fatto di passione per la mia vita.

Tra i pensieri che mi portavo appresso non c’era nessun preconcetto, nessuna forma di prevenzione nei confronti di un popolo e di un Paese che avevo sempre considerato un ponte tra la cultura occidentale e quella orientale.

Dopo sei anni, in un qualsiasi Paese del mondo, una persona che abbia fatto di un luogo la sua dimora e il suo centro d’interessi – lavorativi e sentimentali – , si sente a casa propria. Qui no, continui a sentirti straniero in terra di stranieri.

Avvolto in un contesto sociale che vuole tenere gli stranieri relegati in una condizione di esuli precari e senza diritti, l’Egitto è cambiato molto, giorno dopo giorno, prendendo una strada senza ritorno, che condurrà il Paese nel grande calderone degli Stati dal futuro incerto.

Il contesto ha fatto cambiare anche noi, che eravamo arrivati qui con tante speranze e altrettanti sogni da realizzare. Noi che pensavamo di trovare un posto accogliente, dove integrarci con una cultura e un popolo per tanti versi affascinante, e che ci siamo dovuti ricredere.

Adesso aspettiamo soltanto la prossima legge iniqua che ci propinerà l’Egitto, nella speranza che l’Europa prenda esempio da questo popolo e dal suo governo su come trattare i cittadini extracomunitari.

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2 thoughts on “Proprio una bella democrazia

    1. Cara Baby,

      grazie per leggere le mie pagine. Questo spazio virtuale è una sorta di diario personale – il weblog in fondo è nato per questo – nel quale esprimo considerazioni e opinioni personali sugli argomenti che più mi colpiscono, m’interessano o fanno comunque parte della mia vita.

      Nello specifico di questo articolo si tratta di esperienza personale, vissuta sulla pelle mia e su quella di molti connazionali – e non solo italiani – che vivono in Egitto come me.

      La mancanza di un processo integrativo tra la comunità locale e gli stranieri ha un peso rilevante sul nostro quotidiano, facendoci sentire troppo spesso come “precari” in attesa di una collocazione.

      La tendenza ad un fenomeno sempre più allargato di integrazione sociale tra popolazioni di culture diverse, propria dei Paesi occidentali meta dei flussi migratori, qui pare sia invertita, portando ad un sempre maggiore stato di conflitto ed insofferenza che si manifesta con prese di posizione molto restrittive del governo, nei confronti degli occidentali.

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