Camera Diving, intervista col Patron

Uno degli uomini più importanti, ricchi, influenti e carismatici di Sharm el Sheikh. Il padrone di uno dei diving center più prestigiosi di tutto il Mar Rosso – e di varie altre attività nel campo del turismo -, il Chairman (che detto in Italiano, Presidente, perde quasi il fascino del titolo) della Camera dei Diving e degli Sport Acquatici egiziana (CDWS), un uomo che una ventina d’anni fa è arrivato a Sharm a fare il “tank-boy” (leggi portabombole nei diving) e adesso è a capo di un piccolo impero, fatto di bolle, tramezzini e cornetti gelato. Signori, ecco a voi Mr. Hesham Gabr.

Quando mi ha chiamato – in realtà mi ha fatto chiamare dal suo General Manager, vista la sua posizione di comando, sfoggiata sempre con sobria disinvoltura -, a seguito di un articolo da me firmato sulle pagine di questo sito, l’approccio non è stato dei migliori: «Hesham vuole delle scuse pubbliche», è stato il perentorio invito del suo gregario.

Posso comprendere il sentimento di chi non è avvezzo a ricevere obiezioni e, mosso anche da una certa curiosità verso il personaggio, ho accettato di buon grado un incontro, dal quale potesse venirne fuori un’intervista.

E così, armato di moleskina e penna, e rassicurato dalla presenza del mio fido registratore e di un buon sigaro Toscano in tasca, eccomi pronto per qualche domanda, e varie risposte.

L’inizio non è stato proprio un classico delle interviste: un monologo fatto di punti, sottolineature, fogli stampati e maldestre traduzioni dall’italiano. Mr. Hesham (da queste parti il cognome è una semplice appendice al nome) in circa quaranta minuti ha dato fondo a ogni suo ricorso. Adesso toccava a me.

–  Mr. Hesham, lei ha contestato alcune mie affermazioni, circa il suo comportamento al limite del conflitto d’interessi – siamo italiani e il temine ci piace -, nell’ambito di un’intervista in onda sul TG5 serale dell’8 dicembre 2010.

In un articolo pubblicato su Sinai City ho espresso il mio giudizio in merito al suo intervento, e alla completa mancanza di comunicazione della CDWS, da lei presieduta, verso l’esterno.

Prendendo per buono che lei non abbia organizzato alcun “teatrino”, al fine di promuovere più la sua persona – e i suoi interessi – che non il lavoro svolto dall’organismo che rappresenta istituzionalmente, non può negare che la sua presenza, accomunata e quella di uno dei suoi amici, con maglietta sponsorizzata dal suo diving ben in mostra, sia apparsa un po’ fuori luogo.

«Assolutamente no. Io non ero a conoscenza della presenza della troupe di Canale 5, sono stato contattato da loro quando erano già qui a Sharm, presso il mio hotel, e mi hanno chiesto un’intervista. Non ho in alcun modo cercato di promuovere la mia persona o la mia attività, né tantomeno manipolato le informazioni in tal senso.»

–  Prendo per buona anche questa. Deve però considerare che nella sua posizione, è facile alimentare il dubbio, dando l’idea di sovrapporre gli interessi. Lei è il presidente della CDWS, ma è anche patron di uno dei più grossi diving center di tutto il Mar Rosso. Se durante un’intervista televisiva, in cui può avere l’occasione di spendere buone parole per l’organismo che rappresenta, appare uno dei fornitori pubblicitari della sua attività commerciale – e che il pubblico ha identificato come suo dipendente -, col logo del suo diving in bella vista… beh, le persone si fanno delle domande.

Non credo che lei non capisca quanto è sottile il confine tra quello che è e quello che appare. Sono convinto che non abbia voluto “manipolare” le informazioni – e infatti nel mio articolo non ho scritto che lei era il regista di questo “teatrino”, quanto uno degli attori -, credo piuttosto in un suo errore veniale, derivante forse da un’eccessiva disinvoltura. Proprio per fugare ogni dubbio, e chiarire la sua posizione e quella della CDWS che rappresenta, il modo migliore è quello di offrire ai lettori un quadro più approfondito, magari con qualche spiegazione in più.

«Certamente, ed è per questo che ho voluto questo incontro: per dare la possibilità a lei e ai lettori di capire meglio la realtà di questa situazione.»

–  Benissimo, allora cominciamo da una cosa facile, che però è un punto di partenza fondamentale: Mr. Hesham, cos’è la CDWS?

«La CDWS è un organo istituito per legge, al fine di tutelare gli interessi degli operatori dell’industria subacquea in Egitto, dopo un’assenza di regolamentazione che durava da oltre 25 anni. E’ composto da 12 membri del consiglio, di cui 8 nominati per elezione tra i membri stessi (proprietari di diving centers), e 4 nominati per legge dal Ministro del Turismo. Il Ministero ha chiesto alla CDWS un aiuto per regolamentare un settore economicamente così importante.»

– Quindi la CDWS non si occupa degli staff – istruttori e divemaster – che lavorano nel settore, ma solo degli interessi dei diving center, in quanto membri iscritti. In sostanza, un sindacato dei datori di lavoro. Glielo chiedo perchè questo è un argomento un po’ controverso.

«La CDWS, ripeto, si occupa di tutelare gli interessi dei propri membri iscritti, e questi sono i diving centers e le società di Sport acquatici.»

–  Ci sono oltre 2700 professionisti, che lavorano quotidianamente per i 500 diving centers presenti in Egitto. Non sarebbe giusto dare anche a loro la possibilità di far sentire la propria voce? Tra l’altro tutti loro devono obbigatoriamente essere iscritti alla CDWS per poter lavorare, ed è strano che debbano pagare una quota annua ad un organismo di cui, di fatto, non fanno parte, ma che rappresenta solo gli interessi dei loro datori di lavoro…

«La CDWS è stata istituita per legge, e la legge non prevede nessun organismo di rappresentanza per i dipendenti. Se vogliono possono iscriversi alla nostra newsletter o inviarci segnalazioni.»

–  Parliamo degli ultimi fatti di cronaca che hanno visto Sharm el Sheikh sulle pagine dei quotidiani di tutto il mondo. Ci sono stati tre feriti gravi (fonti ufficiali), e ci è scappato pure il morto. Non le sembra che la gestione di questa emergenza sia stata un po’ troppo disinvolta? Dopo i primi attacchi, a brevissima distanza l’uno dall’altro, non era forse meglio aspettare, prima di riaprire le spiagge? Forse si sarebbe potuto evitare un tragico epilogo.

«Io posso parlare solo a nome della CDWS, in quanto presidente, e le posso assicurare che noi abbiamo fatto tutto quello che era necessario, nel migliore dei modi.

Le decisioni sui tempi e i modi di chiusura e di riapertura delle attività in mare vengono prese dal Governatore, non dalla CDWS. Noi informiamo soltanto i nostri membri delle delibere che ci vengono comunicate. Ovviamente diamo un parere al Governatore, come organismo di riferimento del settore, e il nostro parere era stato di non riaprire così tempestivamente. La responsabilità delle conseguenza derivanti da una riapertura così tempestiva deve quindi ricadere su chi ha preso questa decisione.»

–  E’ stata la CDWS a informare il Governo dei primi attacchi?

«No, il governo ne ha avuto notizia dai media.»

–  Eravate a conoscenza che c’era stato un precedente attacco di squalo, ai danni di una turista, nel mese di ottobre?

«No, lo abbiamo saputo casualmente tramite un’emittente televisiva russa, quando si sono verificati gli attacchi di novembre.»

–  Possibile che nessuno vi abbia informati di questo primo attacco? Eppure la notizia girava tra gli staff. Oltretutto, essendo accaduto presso una struttura che ha al suo interno uno dei vostri membri, avreste dovuto saperlo subito.

«Non abbiamo avuto nessuna comunicazione ufficiale da parte dei nostri membri. In realtà il Parco Nazionale di Ras Mohamed sapeva di questo attacco, ma non aveva informato nessuno, né il governo, né noi della CDWS, né gli esperti che sono successivamente arrivati dagli Stati Uniti per studiare il fenomeno.»

–  Beh, non mi sembra che ci sia collaborazione tra la CDWS e il Parco Nazionale. E, a dire il vero, neppure una buona gestione delle informazioni con i vostri iscritti.

«No, ma preferisco non parlar di questo argomento.»

–  Parliamo allora degli esperti che sono arrivati: un team prestigioso per darvi una mano nella gestione dell’emergenza. A me risulta che ancora nessuno abbia avuto modo d’incontrarli. Ma sono davvero arrivati? Non c’è alcuna notizia del lavoro che stanno svolgendo. Chi li ha contattati e chi paga le spese?

  «Gli esperti, provenienti dagli Stati Uniti, sono tra i maggiori studiosi comportamentalisti di squali. Sono stati selezionati dalla CDWS e segnalati al Ministero, che si occupa della copertura di tutti i costi. La CDWS offre il suo supporto per la gestione logistica per le loro ricerche.

Dopo il loro arrivo è stata indetta una “conferenza” d’inizio lavori. Il Governatore ne ha però vietato l’accesso ai giornalisti. In molti si sono lamentati della poca comunicazione da parte del Governatorato del Sud Sinai. Posso solo dire che nei giorni della crisi nessun rappresentante del Governo era disponibile, e anche l’incaricato dei rapporti con la stampa del Governatore era irrintracciabile…

Quando gli esperti avranno preparato una relazione, la consegneranno al Governo, che organizzerà una conferenza per rendere noti i risultati del loro lavoro. La CDWS non può rilasciare alcuna dichiarazione in merito.»

–  La CDWS ha chiesto l’intervento di squadre di volontari, tra gli istruttori e i divemaster di Sharm, per effettuare ispezioni subacquee. Non sarebbe stato meglio chiedere l’intervento dei subacquei della Marina egiziana? Non tutti gli istruttori sono esperti di squali, e sicuramente ci può essere il rischio di qualche “super-subacqueo” alla ricerca di una buona scarica di adrenalina.

«A Sharm non sono disponibili sommozzatori della Marina. Durante i sopralluoghi subacquei si sono immersi 135 volontari, tra istruttori e divemaster. Si sono immersi in sicurezza e sono tornati tutti in barca, senza alcun problema.»

–  Beh, il fatto che siano ritornati tutti sani e salvi non deve rappresentare un valore aggiunto all’iniziativa. In internet poi sono circolate immagini e video di allegre combriccole di staff alla ricerca di squali, con diciture del tipo “Shark Hunting Team”. Non mi sembra molto educativo il fatto di appellarsi “cacciatori” di squali…

Circolano voci di vere e proprie battute di caccia notturne, nelle acque antistanti Sharm, con barche che mollano gli ormeggi al tramonto, e operano una vera e propria mattanza di squali.

«Si, queste voci le abbiamo sentite anche noi. Abbiamo espressamente comunicato a tutti i membri della CDWS che se ci saranno prove evidenti (foto o video) di queste attività illegali, di farcelo presente. Fino ad oggi abbiamo ricevuto soltanto segnalazioni di siti internet che ne parlano; non possiamo utilizzare queste fonti per un’azione legale. Riaprire tutti i siti d’immersione ci potrà aiutare a monitorare questa pratica illegale, che condanniamo fermamente.»

–  Eravate a conoscenze delle carcasse di animale scaricate in mare da un cargo, nel canale di Tiran, prima della festa dell’Eid?

«Si, lo abbiamo saputo, e abbiamo informato le Autorità.»

–  Mr. Hesham, perchè secondo lei la CDWS non gode di buona stima?

«Perchè alle persone non piacciono le regole. Prima non c’era nessun organismo di controllo del settore. Molti vorrebbero continuare a lavorare in un regime di anarchia. La CDWS sta facendo un grande lavoro per qualificare tutti gli operatori del settore, con corsi specifici. Il governo pagherà direttamente questi corsi di formazione.

Molti pensano che la CDWS si debba occupare solo di ambiente, ma non è così: il nostro lavoro è molto più ampio. Durante le assembree generali, ogni membro – e sono oltre 500 – può esprimere il suo parere e bocciare eventuali proposte: se qualcuno ha qualcosa da obbiettare, quello è il luogo adatto. Smettiamola con le chiacchiere da bar. Perchè tutti puntano il dito sulla CDWS? Quando riceviamo una segnalazione la inoltriamo subito al Parco Nazionale, ma loro non fanno niente, e non vengono mai accusati di niente. Le persone pensano che la CDWS sia responsabile della Guardia Costiera, del Parco Nazionale, perfino delle decisioni del Governatore: questo è il livello di educazione e di maturità del settore che SFORTUNATAMENTE rappresento.»

–  Ho letto che lei non ha intenzione di ripresentarsi alle prossime elezioni per il rinnovo della sua carica. Beh, con quest’affermazione, che suona come la dichiarazione di una guerra già in atto, direi che ormai la decisione l’ha già presa.

«Infatti. Questo è il mio primo e ultimo mandato!»

–  La ringrazio per la sua disponibilità e le auguro buon lavoro.

«Grazie a lei.»

(Intervista del 22 dicembre 2010 pubblicata su Sinaicity.com)

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