Sharm. Invasione di topi (d’appartamento)

Sharm el Sheikh è cambiata molto nel corso degli anni, e sicuramente non in meglio: oltre al massiccio arrivo di comitive di vacanzieri “generici”, che ormai hanno sostituito la gran parte dei subacquei, sono aumentati in maniera esponenziale i casi di furti in appartamento ai danni degli stranieri.

Negli ultimi mesi numerose denunce sono state presentate alla stazione di polizia di Sharm, sempre per effrazioni e furti nelle abitazioni di stranieri residenti.

Vi racconto quello che mi è accaduto personalmente, proprio ieri, in una delle zone residenziali più tranquille di Sharm.

Tra le 11.00 e le 14.00 (in pieno giorno!), la mia abitazione è stata visitata dai locali topi di appartamento. Dopo aver scavalcato il cancello del giardino, si sono introdotti in casa forzando la finestra della camera da letto con un paio di grosse cesoie da giardiniere, rinvenute poi all’interno.

Se ne sono andati in tutta calma, dopo aver letteralmente disastrato l’intero appartamento alla ricerca di ogni più piccolo oggetto di valore, lasciando armadi svuotati, vestiti e cassetti gettati in terra, impronte di scarpe un po’ ovunque e, a imperitura memoria, un bel graffito di vernice sul muro del salotto.

La lista degli oggetti rubati è assai lunga e assai cospicuo il valore complessivo: computer portatili, videocamere, iPod, corredi fotografici completi, cellulari,  computer subacquei, Hard disk portatili, oltre a molti altri oggetti e accessori vari, il tutto per un valore complessivo di molte migliaia di euro.

Dopo aver chiamato la polizia, la prima cosa che mi è stata chiesta era di recarmi presso i loro uffici per la denuncia (verbale), perché altrimenti non sarebbero venuti a fare un sopralluogo (!).

Ottemperata quest’assurdità (nel resto del mondo la polizia si precipita sul luogo del crimine!), ho accompagnato le forze dell’ordine a casa, dove mi sono ritrovato con un gregge di 7 poliziotti in borghese, che girava tra le stanze e il giardino, più simili a un’armata brancaleone che a una squadra C.S.I.

La stanca transumanza degli agenti si è consumata nel giro di una mezz’ora, senza una fotografia scattata, senza una rilievo, senza un appunto preso,  il tutto tra le impronte di scarpe (e di mani!) che i ladri avevano diseminato un po’ ovunque per la casa.

Sequestrata la cesoia incriminata, con la quale era stata forzata la finestra, e caricato sul pick-up il baweb (custode) di casa, ci siamo diretti alla stazione di polizia per sporgere formalmente la denuncia.

Dopo aver percorso, dall’ingresso principale della “Questura” di Sharm, un corridoio lurido e puzzolente, fiancheggiato da celle di detenzione più simili a latrine, il sig. Mohammed, l’ufficiale di Polizia che aveva fatto il ridicolo sopralluogo a casa mia, mi ha fatto accomodare nel suo ufficio, su una comoda poltrona di finta pelle, in attesa di prendere la mia dichiarazione.

Dopo aver contato almeno quattro enormi scarafaggi che gironzolavano tra le scrivanie sudice dell’ufficio, in perfetta armonia con la puzza indecifrabile che avvolgeva tutto, mi hanno presentato l’assistente di un tour operator italiano, in funzione d’interprete, visto che negli uffici della Polizia di Sharm (la prima località turistica d’Egitto!) non c’è nessuno che parli altro che arabo (!)

La denuncia è stata redatta su un foglio di carta di quaderno, scritta ovviamente a mano (in giro non c’era un solo computer!), e firmata, come da espressa richiesta del poliziotto, in stampatello (!!).

Ho chiesto copia della denuncia, che mi è stata regolarmente negata.

Dopo circa 3 ore passate tra gli uffici della polizia di Sharm el Sheikh, per rendere una semplice dichiarazione di una decina di righe di quaderno, il risultato è stato: una stretta di mano e un laconico saluto e l’arresto del custode di casa mia, ritenuto colpevole del reato, sulla semplice deduzione che, essendo sue le forbici utilizzate per l’effrazione, doveva indubbiamente essere lui il ladro (!).

Il primo sospettato era il custode, e questo per la polizia era sufficiente: nessuno ha preso in considerazione le impronte rinvenute in casa, nessuno ha esaminato attentamente la scena, nessuno ha fatto domande a vicini e custodi di altre abitazioni, non ho avuto alcuna informazione sull’iter che avrebbe seguito la vicenda. Mi è stato solo detto che, se volevo copia della denuncia, avrei dovuto andare presso il Tribunale di El Tur (circa 100 Km da Sharm) e farne richiesta. Era evidente che per gli esperti della polizia locale il caso era semplice: custode colpevole e caso chiuso, nel completo disinteresse per la refurtiva, equivalente a circa 4 anni di stipendio medio di un egiziano.

L’atteggiamento della polizia locale ha mostrato un’assoluta mancanza di professionalità e di rispetto nei confronti di un cittadino straniero vittima di un crimine in territorio egiziano.

Questa vicenda, per me non ancora archiviata, si andrà sicuramente ad aggiungere alle tante altre che nel corso degli ultimi tempi sono accadute a Sharm, ai danni di stranieri che vivono e lavorano qui.

Da meno di un anno si è insediato il nuovo Governatore del Sud Sinai, che fino ad ora si è distinto per aver ampliato strade dove le macchine possono sfrecciare tranquillamente a 150 all’ora, addobbato marciapiedi di cartelli stradali lampeggianti multicolore, installato rallentatori stradali e nuovi posti di blocco.

Con migliaia di poliziotti e militari a controllare il territorio (peraltro ben circoscritto) di Sharm e dintorni, nessuno riesce però a garantire la sicurezza degli stranieri che ci vivono: un’ennesima dimostrazione che da queste parti è meglio apparire che essere, è meglio rinnovare la facciata, invece che spolverare e mantenere il meccanismo che muove tutto il carrozzone.

Confidiamo tutti nella sensibilità del Governo egiziano, e dei suoi rappresentati locali, deputati alla gestione dei territori méta di turismo internazionale, perché si rendano conto che la sopravvivenza del turismo non può prescindere dalla garanzia della sicurezza degli stranieri, siano essi turisti o residenti. Nessuno vuole vivere o visitare un Paese dove non si sente sicuro, dove non esiste una certezza del diritto.

Spero che qualcosa cambi, lo spero per gli stranieri che vivono qui, lo spero per il turismo di queste zone, lo spero per l’Egitto: che possa garantire, oltre a spettacoli pirotecnici, un livello di sicurezza adeguato per tutti.

(articolo pubblicato il 31.08.2010 su Sinaicity.com)

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