Dietro le quinte di Fantasilandia

E’ sempre bello tornare al calduccio del Sinai, dopo un viaggetto rilassante. Il sole, il mare, il deserto che incornicia tutto, e quella bella sensazione di sentirsi “a casa”.

Devo però ammettere che stavolta, quella che mi ha accolto, è stata una sensazione diversa, come vedere qualcosa che hai davanti agli occhi tutti i giorni, e a cui sei ormai abituato, ma da una prospettiva diversa, sotto una luce che ne rende differenti i colori.

Chi viene qui in vacanza, anche spesso, è sicuramente stupito dai continui cambiamenti di questi luoghi, sia per le nuove opere e infrastrutture, sia per il costante e inarrestabile cambiamento ambientale. In entrambi i casi, nel bene o nel male, è sempre la mano e l’opera dell’uomo ad esserne l’artefice.

Già dai primi metri, varcato il perimetro dell’aeroporto, ci s’immerge in un microcosmo fatto di cantieri, di ciondolanti operai cotti al sole, di sporco, di sguardi persi e ciabatte antinfortunistica.

Basta assentarsi poche settimane per ritrovarsi con opere stradali in pieno svolgimento, discutibili arredi urbani, monumenti al cattivo gusto, sfolgoranti luminarie un po’ ovunque, e nuovi cantieri di faraonici (è il caso di dirlo) resort che forse nessuno riempirà mai.

Ma la vera Sharm, quella che avevamo lasciato solo qualche settimana prima, dov’è finita?

Non che le cose fossero diverse: anche prima le strade del Sinai (a onor del vero solo quelle di viabilità turistica!) erano un sentiero illuminato nel deserto, una costellazione di chincaglieria cinese che ti annunciava il prossimo check-point, o un nuovo centro commerciale. Ma, come dicevo, stavolta l’occhio ne è rimasto colpito, al pari del buon senso (il buon gusto si è perso già all’aeroporto di partenza).

Ti ritrovi in una “fantasilandia” dal sapore dolciastro di finto e preconfezionato, scorri su strade che a regolari intervalli di mesi vengono allargate, così come il moltiplicarsi di svincoli e rotatorie, e ti senti avvolto da segnali stradali come addobbi natalizi.

Come nella miglior tradizione di queste parti, il nuovo Governatore del Sud Sinai, recentemente insediato, non ha perso tempo per dare una bella mano di vernice ad una delle località turistiche più note di tutto l’Egitto. E così, alla faccia delle montagne di spazzatura e carcasse di animali morti che si possono ammirare appena dietro le quinte di questo teatrino estivo, ha subito disposto che venissero montati centinaia di nuovi segnali stradali, con l’unico merito di aver almeno scelto quelli ad energia solare. Non importa se, dopo due anni, ancora manca l’asfalto e l’illuminazione nella zona di Hadaba; non importa se alle spalle del nuovo ospedale si può ammirare una bella discarica a cielo aperto; non importa se dentro Old Market, proprio alle spalle dei negozi per turisti, c’è una bidonville degna delle peggiori fantasie romanzesche, dove ci vivono uomini, donne, bambini e vecchi come nei sobborghi di una metropoli sudamericana. No, tutto questo non importa.

Importa solo che la scena sia pulita, brillante, sfavillante di colori e luci; importa soltanto dare una bella mano di vernice fresca per attirare i turisti che, in transumanza, se ne vanno in giro con la loro guida, come scolaresche diligenti.

Chi viene qui, a Sharm el Sheikh, sarebbe bene che facesse quattro passi anche nel “retrobottega”, lì dove si cambiano i figuranti, per rendersi conto della vera faccia di questo posto, e di questa gente, che crede di meritarsi soldi per il solo fatto di respirare, come un vitalizio divino che gli spetta dalla nascita.

Non abbiate timore di andare alla scoperta di queste verità (neanche ben nascoste): lo potete fare senza problemi, nessuno vi molesterà o v’imporrà un divieto, al massimo vi offriranno qualcosa da comprare. Sarete così viaggiatori, e non più turisti.

Buona esplorazione!

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