La Banda Bassotti e il deposito di Zio Paperone

Una delle prime domande che si pone chi decide di trasferirsi in un posto nuovo, è dove mettere i propri soldi. Pochi o tanti che siano, le opzioni sono sempre due: un nascondiglio sicuro dentro casa (il classico “materasso”), o il deposito in banca.

Tralasciando l’opzione domestica, daremo insieme un’occhiata alla più diffusa consuetudine in materia: l’apertura di un conto corrente.

Sicuramente quasi tutti gli stranieri che si sono avvicinati ad un istituto di credito in Egitto, sono rimasti a dir poco

esterrefatti per le condizioni proposte, con tassi d’interesse esorbitanti e costi praticamente azzerati.

Moltissimi hanno aperto un conto, abbagliati da fantascientifiche prospettive di guadagno o, molto più probabilmente, grazie alla spudorata abilità mistificatoria del bancario di turno. Adesso vi racconto cosa può capitare. Andiamo.

Cominciamo con lo sportello di una nota banca europea, situato in una zona commerciale molto conosciuta di Sharm el Sheikh.

Apparentemente da fuori niente di strano, con il solito poliziotto essiccato al sole, pronto a fornire aiuto a chi è alle prese col bancomat, per poi chiedere al volo qualche pounds di mancia.

Entriamo e ci accoglie il sorriso affabile di un funzionario in perfetta tenuta vintage, con la regolamentare scarpa a punta. Dopo la cerimonia del tè, del Nescafé e dell’acqua (e sono già passati 10 minuti buoni) si comincia a parlare di soldi.

E’ tutto molto semplice: solo 20 egp. (circa 3 euro) una tantum per l’apertura del conto, 20 egp. l’anno per il bancomat, niente spese, e ti danno pure gli interessi! Sì, perchè qui gli interessi pare che esistano ancora: ben il 7%, sia sui depositi in valuta locale sia sugli euro, e liquidazione trimestrale degli stessi (!).

Caspita, sembra il paese dei balocchi! E invece è soltanto l’albero degli zecchini d’oro, e quello che abbiamo di fronte altro non è che la volpe, mentre il suo compare, il gatto, ci sta preparando il tè alla menta…

Possiamo avere il prospetto informativo? Certo che no! Pare infatti siano documenti segreti, riservati solo alla filiale… e ci viene anche detto che le tante carte che dobbiamo firmare, sono frutto del sistema di scartoffie imposto dalla sede centrale europea. Che barbarie! E dire che una delle cose che ci sono piaciute da subito, di questo posto, è stato proprio il sistema “alleggerito” dalla tanta burocrazia nostrana…

Però, a pensarci bene, un pezzo di carta, se gli lasciamo qualche migliaio di euro, sarebbe il caso di averlo… Ma noi non vogliamo essere scortesi, in un Paese dove la parola e una stretta di mano sono quasi un atto notarile… Allora ci lasciamo convincere che qui funziona così: ci fidiamo. In Italia non lo faremmo mai.

Ricapitolando: adesso abbiamo un bel conto corrente nuovo di zecca che ci darà un sacco di bei soldini ogni tre mesi.

Usciamo, felici del nostro “investimento”. Non avremmo mai pensato che aprire un conto corrente potesse essere così gratificante. E mentre noi ce ne andiamo allegramente, col pensiero delle monete d’oro che presto nasceranno come frutti dall’albero, il gatto e la volpe si bevono il nostro tè alla menta…

Scena analoga nella vicina filiale di una nota banca araba: interessi al 7% sugli egp., 0,6% sugli euro (molto più credibile), niente costi di gestione e liquidazione degli interessi addirittura mensile!

Poco più in là, giusto dall’altra parte della strada, notiamo in bella mostra la luminosa insegna di una solida banca inglese, e pensiamo che farci quattro chiacchiere non sia tempo perso.

Dopo i soliti salamelecchi di rito, ci spiattellano, come la cosa più naturale del mondo, numeri e percentuali altrettanto imbarazzanti per chiunque abbia sentito parlare di banche e affini.

A questo punto la domanda è d’obbligo: ma di cosa campano questa opere benefattrici? Se ci promettono tutti questi soldi d’interessi (e a noi non importa molto cosa combinano coi nostri bigliettoni, visto che in Europa i soldi “girano” poi nello stesso modo), quanto devono fruttargli i nostri risparmi?!

Alla fine del mese, pronti a ritirare il nostro vitalizio, ci troviamo davanti al bancomat per godere dei frutti della nostra semina. Il saldo però non ci torna!

Insospettiti (finalmente!), ci facciamo il giro del Monopoli al contrario, e chiediamo spiegazioni.

Ne risulta una cruda verità, molto più familiare, se non fosse per l’assoluta mancanza di trasparenza, ad esser buoni.

La banca d’oltralpe ci informa che il conteggio degli interessi viene fatto sulla base del saldo disponibile l’ultimo giorno del trimestre (!) solo se quel giorno sul conto ci sono almeno 2.000 egp., altrimenti niente interessi (!!).

La banca arabo-africana, invece, gioca ancora più pesante: gli interessi li liquidano mensilmente, ma a partire dal secondo mese (…); il saldo alla fine del mese di competenza deve essere di almeno 4.000 egp., altrimenti non ci spetta nulla (!), ma il calcolo viene fatto sull’importo minimo raggiunto durante il periodo, e non sulla base del saldo finale! Faccio un esempio: apro un conto il 1° gennaio, gli interessi di gennaio mi vengono calcolati alla fine di febbraio, il saldo del mio conto al 1° febbraio è di 40.000 egp mentre il saldo al 28 febbraio è di 50.000 egp., ma la sorte ha voluto che a gennaio il mio conto corrente sia sceso (per un solo giorno!) a 30.000 egp. Risultato: il calcolo degli interessi viene fatto sui 30.000 egp. (!!!).

La banca d’oltremanica, per finire, ci riferisce addirittura che il conto che abbiamo scelto non prevede interessi…

Il vecchio e caro salvadanaio almeno non ci prende in giro.

A voi ogni altra considerazione…

Buona fortuna

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